“Una volta, a Napoli, nel quartiere Sanità, quando uno era allegro perché qualcosa gli era andata bene, invece di pagare un caffè ne pagava due. E lasciava il secondo caffè, quello già pagato, per il prossimo cliente. Il gesto si chiamava “il caffè sospeso”. Poi, di tanto in tanto, si affacciava un povero a chiedere se c’era un “sospeso”. Era un modo come un altro per offrire un caffè all’umanità. Luciano De Crescenzo

Caffè sospeso povero bisognoso

Una tazzina di caffè offerta al mondo. Si potrebbe riassumere così il senso di questa antica usanza che profuma di benevolenza e belle tradizioni. Qual è la storia del caffè sospeso? Seguici in questo viaggio tra sapori buoni e memoria passata in rinascita.

Dove nasce e cosa significa caffè sospeso?

Quando un caffè non significa solo caffè. Ma rappresenta molto di più. Il caffè sospeso è un gesto solidale verso il prossimo, l’occasione per dire ad un’altra persona, anche se sconosciuta e in modo anonimo, «non sei solo, non preoccuparti, per te ci sono un caffè e un sorriso». Una piccola grande usanza nata proprio in Italia molto tempo fa, e che negli ultimi periodi sta tornando “di moda”.

Sullo sfondo c’è la Napoli del Dopoguerra o, addirittura, c’è chi sostiene quella dei primi anni del ‘900. Sicuramente parliamo di epoche non proprio floride, in cui chi aveva i mezzi sufficienti ed era di buon umore pagava, al bar, due caffè invece che uno.

Uno era quello appena consumato e l’altro veniva lasciato pagato, offerto al prossimo cliente bisognoso che lo avrebbe richiesto entrando nel locale. Generalmente si trattava di una persona povera, che in questo modo e proprio grazie ad un così bel gesto aveva la possibilità di gustarsi una tazzina di calda bevanda corroborante pur non potendosela permettere.

Nessun tornaconto, nessun profitto economico alle spalle di questo piccolo atto d’amore verso gli altri. E’ proprio questo che forse conferisce al caffè sospeso un nonsoché di fiabesco. Quell’espresso che ha fatto cantare gli artisti, suonare i musicisti, scrivere i poeti, che ha reso famosa Napoli e l’Italia tutta ormai da un secolo.

E quasi viene spontaneo un sospiro, magari starai già scuotendo la testa e pensando che quelli erano forse tempi diversi, perché adesso è più raro trovare chi fa del bene in modo disinteressato.

Ne sei proprio sicuro? Te l’abbiamo anticipato: in parte forse hai ragione, in parte siamo contenti di dirti che questo gesto e quel nobile spirito non sono andati del tutto perduti.

Caffè sospeso a Napoli, e poi nel Mondo

Nell’ultimo decennio quella del caffè sospeso è una vecchia, bella, tipica abitudine in rinascita.

Sarà un po’ a causa della crisi economica che ha, purtroppo, causato tanti “nuovi poveri”, persone per le quali è un lusso anche una tazzina di espresso al bar. Sarà un po’ per il lato davvero magico, incantato, di surreale benevolenza senza altri fini del caffè sospeso che questa pratica sta tornando più che mai attuale. E non solo in Italia.

Francia, Spagna, Svezia, addirittura Brasile. Colorati barattolini con molteplici scontrini all’interno stanno man mano di nuovo facendo capolino dalle vetrine dei bar, delle caffetterie, dei ristoranti di tutto il mondo. Fumanti espresso, pronti per essere sorseggiati.

Sull’onda di quella che fu una tradizione che ha contribuito ancor di più a caratterizzare i costumi del nostro Bel Paese, centinaia di locali in ogni angolo del globo stanno riscoprendo il piacere e la gratificazione della solidarietà.

Non è più tanto inusuale vedere qualcuno con una sola tazzina sul bancone recarsi alla cassa e pagare due espressi. E la questione si sta allargando anche ad un’intera colazione, un panino, addirittura un pranzo. Sta scomparendo il timore di chi entra in un bar chiedendo un “caffè sospeso”. Non ci deve essere vergogna nel chiedere aiuto.

Perché non contribuire con un piccolo gesto a far felice qualcuno, se si ha la possibilità? Fare del bene fa bene non solo a chi riceve, ma anche e soprattutto a chi dà.

La Rete del caffè sospeso

Dapprima fu Luciano De Crescenzo, celebre scrittore napoletano, a creare nel 2008 col suo libro intitolato proprio “Il Caffè Sospeso” una raccolta di frasi, citazioni, pensieri e aforismi presi dalle maggiori testate giornalistiche del trentennio 1977-2007.

Poi, come detto, un po’ grazie anche a strategie di marketing (ma ci piace pensare che non sia questo il motivo principale) tanti locali in tutto il mondo hanno riappeso alla porta il cartello “caffè sospeso”.

E’ nell’ultimo decennio però, proprio e ancora in Italia, che questo gesto di solidarietà viene ripreso e riportato alla luce grazie ad un’iniziativa che ne condivide i principi, e non solo.

Caffè sospeso origini

7 festival italiani di cultura e cinema uniti nella volontà di offrire, gratuitamente a tutti e tramite tutti i canali, attività ricreative e formative, incontri e dibattiti incentrati sul sociale e sulla condivisione. Che compongono, appunto, la Rete del Caffè. E tanti bar da Nord a Sud hanno aderito e riproposto la bellissima abitudine di permettere ai clienti di donare o ricevere un caffè da uno sconosciuto. Un caffè sospeso. Come si faceva un tempo, in una meravigliosa catena di solidarietà.

Questa stessa associazione ha persino istituito, in concomitanza con la Giornata dei Diritti Umani, il 10 dicembre, la “Giornata del Caffè Sospeso”. E speriamo che questo sia solo l’inizio della ripresa di un’abitudine che parla di altruismo, con un profumo buono e un sapore unico.